Deframmentare SSD? Ecco quello che c’è da sapere

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Come sappiamo, negli ultimi anni gli SSD sono diventati sempre più popolari, considerati poi da molti (noi compresi) un must have. Rispetto ai classici hard disk meccanici sono più piccoli, più veloci e possono davvero fare la differenza (e ora sono molto più affidabili). Ma è necessario deframmentare un SSD?

Ormai è risputo, per aumentare la velocità di un HDD classico il defrag è realmente efficace, ma prima di parlare della deframmentazione dell’SSD, è importante capire perché è un processo così vantaggioso per un hard disk meccanico.

Deframmentare un HDD ha senso

Gli HDD si basano su un piatto rotante fisico, con le “teste” dell’unità che devono “posizionarsi sui dati da leggere” (potremmo considerarlo come un giradischi in vinile, solo molto più veloce); i dati vengono poi archiviati su diverse sezioni del piatto in blocchi ordinati sequenzialmente.

Per accedere a un blocco per la lettura o la scrittura, le testine dell’unità devono essere posizionate sul settore corretto (tempo di ricerca), quindi il blocco desiderato deve passare sotto le testine dell’unità (tempo di rotazione). Combinati, questi due passaggi determinano il tempo di accesso di un’unità. Per un hard disk meccanico da 7200 RPM (rotazioni al minuto), il tempo di rotazione in condizioni standard è di 4.17 ms, mentre il tempo di ricerca è di circa 8-12 ms.

Con il tempo però, i dati che sono stati inizialmente ordinati sequenzialmente su un’unità vengono suddivisi tra diversi blocchi. Questa si chiama frammentazione e, quando accade, le teste del disco devono accedere ai dati da 2 o più sezioni differenti del piatto, riducendo drasticamente le prestazioni. La deframmentazione riordina i blocchi di dati, in modo tale da ripristinare le prestazioni originali del disco rigido.

deframmentazione ssd ha senso?

E il defrag degli SSD?

Detto questo, ha senso effettuare il processo di deframmentazione di un disco SSD? Assolutamente no. L’intero processo si basa sul fatto che il dispositivo di archiviazione utilizza parti mobili per accedere ai dati. Ma dal momento che gli SSD non hanno parti mobili, non ci sono tempi di ricerca o tempi di rotazione. Infatti, gli SSD accedono alla memoria flash (NAND) a velocità molto più elevate, in genere meno di 50 µs (50 microsecondi) che corrispondono, rispetto a un disco rigido con un tempo di accesso medio di 15 ms, ad un valore circa 300 volte più veloce. Ma non è solo una questione di velocità.

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Gli SSD dispongono anche di algoritmi di livellamento dell’usura incorporati. Il motivo è che le porte logiche NAND si consumano nel tempo: ogni cella in un SSD moderno può essere scritta tra le 1000 e le 3000 volte prima che smetta di funzionare correttamente. Per evitare che una singola cella si esaurisca più velocemente di un’altra, gli SSD monitorano l’utilizzo di ciascun blocco e gli algoritmi si assicurano che nel tempo le celle su un SSD vengano scritte un numero simile di volte.

Quindi, per natura degli SSD stessi, non solo i dati non verranno frammentati, ma il processo di deframmentazione brucerà inutilmente cicli di scrittura, causando così la morte prematura dell’SSD.

Alternative alla deframmentazione

La buona notizia è che ormai, sia Windows, sia qualsiasi programma di deframmentazione sono in grado di rilevare la presenza di un SSD e, di conseguenza, bloccare preventivamente il processo di deframmentazione.

In ogni caso, il primo consiglio è quello di acquistare uno dei migliori SSD in commercio (che abbiamo raccolto nella nostra guida all’acquisto) visto che sono garantiti per centinaia di TB scritti (TBW). Poi, si possono sfruttare alcune accortezze per ottimizzare l’SSD (per velocizzare e aumentare la vita media) come l’attivazione del comando TRIM.

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